Gen 14 2008
Moto Guzzi Bellagio 940

Una custom che guarda al presente
Minimale, nera e con tante cromature: la Moto Guzzi Bellagio rinfresca l’immagine custom della Casa di Mandello. L’acquisizione del marchio da parte del Gruppo Piaggio ha portato nuove “risorse” nelle casse e grande vitalità nella gamma produttiva; tanti nuovi modelli sono stati presentati nel 2007, come altre succose novità si sono viste alla recente kermesse milanese. La nuova Bellagio si propone come l’antagonista della custom d’accesso per eccellenza made in Usa, ma a parte la cilindrata di 935 cc di poco superiore ai mitici 883 americani, tutto è interpretato con inimitabile gusto italiano. Se le custom classiche sono studiate per trotterellare paciose lungo un’infinita strada statale, o per fare bella mostra davanti a un locale trendy-chic, Moto Guzzi ha creato una variazione sul tema che si avvicina al mondo delle naked. Custom si, ma con le doti di guidabilità di una nuda. Una vera novità che può incontrare i favori di un pubblico meno radicale, che desidera la cura dei particolari e il fascino di un look americano abbinato alla facilità e il piacere di guida.

Abbiamo voluto saggiare le doti di questa particolare realizzazione, provandola sia in città che sulle strade aperte, per decidere se entrare in un concessionario è versare gli 11.400 Euro (chiavi in mano) necessari all’acquisto. La Bellagio si presenta con eleganza, avvolta dal “total black” illuminato da alcuni particolari cromati che ne sottolineano la ricerca stilistica. Il serbatoio bombato da 19 litri, la sella che termina sfuggente sul parafango su cui è incastonato il faro posteriore, il parafango anteriore sono proposti in una sola versione cromatica: nero opaco. Non ci sono alternative, anche se una versione con banda centrale bianca, presentata al Salone di Milano, sarà commercializzata durante il 2008. Intramontabili e inconfondibili, i voluminosi cilindroni resistono alle lusinghe delle sofisticazioni tecniche, e dalla fitta alettatura per il raffreddamento ad aria partono i collettori che si uniscono sotto il motore, per poi dividersi ancora e sfociare nei silenziatori cromati, i cui fondelli sono un vera gioia per la vista.

Come ogni custom che si rispetti, anche la Bellagio esibisce il manubrio composto da un semplice tubo, ovviamente cromato, che si collega alla testa di sterzo tramite i lunghi risers saldati, mentre i cerchi ruota Takasago a raggi e le misure degli pneumatici tradiscono l’indole “sportiva”. Un insieme ben costituito, la cui immagine veramente riuscita è in parte compromessa dall’attenzione migliorabile ad alcuni particolari di finitura, come la disposizione dell’impianto elettrico con i connettori visibili nella zona del cannotto, sotto il serbatoio, e alcune bave di stampaggio delle plastiche. Come tutte le Moto Guzzi, anche la Bellagio si sviluppa intorno al grosso bicilindrico raffreddato ad aria. La nuova motorizzazione sfrutta, in un sapiente abbinamento, i cilindri del 1.200 e l’albero motore dell’850 ottenendo cosi la cilindrata di 935,6 cc. La distribuzione ad aste e bilancieri con due valvole per cilindro sviluppa la potenza di 75 CV a 7.200 giri al minuto e la coppia massima di 8 kgm a 6.000 giri/min.

Ormai l’alimentazione a iniezione è inevitabile e, con l’accensione a doppia candela, la Bellagio soddisfa i limiti di emissioni inquinanti richiesti dalla normativa Euro 3. Oltre alla tipica motorizzazione, la Bellagio può vantare la trasmissione cardanica CARC, un brevetto dell’azienda lariana che integra l’albero di trasmissione al forcellone monolitico in lega d’alluminio, eliminando l’effetto di sollevamento di altre realizzazioni simili. La ciclistica vede protagonista il classico telaio tubolare a doppia culla aperta che abbraccia dall’alto il motore e sostiene la classica forcella Marzocchi, con steli da 45 mm di diametro, corsa di 140 mm e completamente regolabile. L’ammortizzatore, montato con un leveraggio progressivo è regolabile nel precarico e nel ritorno e consente l’escursione di 120 mm. Le ruote, nelle misure di 120/70 da 18″ all’anteriore e di 180/55 da 17″ al posteriore sono di chiara estrazione stradale, lontana dai dettami custom, come pure l’impianto frenante Brembo a doppio disco da 320 mm di diametro, con pinze a quattro pistoncini e tubazioni in treccia metallica.

Salendo in sella alla Bellagio, si apprezza con sincera soddisfazione la posizione delle pedane e del manubrio, che rispetto alla seduta a soli 780 mm da terra risultano ben centrati. Le pedane sono leggermente avanzate e le gambe si distendono comodamente, senza eccessi come sulle “vere” custom; il manubrio, anche se a prima vista può apparire proteso verso l’alto, è comodo da impugnare e lascia le braccia rilassate, ma in virtù della larghezza, alla massima sterzatura costringe a distendersi (come le “vere” custom). L’unica controindicazione riscontrata è la vicinanza del ginocchio sinistro alla testa del cilindro che spesso potranno interferire, per cui si consiglia ancora di più l’uso di abbigliamento adeguato per evitare facili scottature. Il sound della Bellagio ci coinvolge anche da fermi e lo scuotimento del bicilindrico ci solletica a metterci in moto. L’innesto della prima marcia è lo spunto per osservare la precisione del cambio, che si rivela sempre ineccepibile e richiede un minimo sforzo di azionamento del comando, anche se la leva della frizione, nonostante il comando idraulico, è ancora un po’ troppo “dura” e tende a stancare facilmente nell’uso intenso cittadino.

Ma le soddisfazioni arrivano dalla guida quando, abbandonato il caos metropolitano, si incontrano le più guidate statali e i percorsi collinari. Allora emerge la natura naked della Bellagio, che grazie anche alle dimensioni delle ruote, sfodera una maneggevolezza inaspettata, nonostante l’importante interasse che supera il metro e mezzo e il peso di oltre 220 chili non consentano manovre fulminee. Un ottimo compromesso che si apprezza anche affrontando i tornanti o le svolte strette, in cui l’avantreno non tende a chiudere come invece accade alle custom più rudi. Lo stile di guida deve essere dolce e raccordando le curve si potrà notare la neutralità in appoggio e in percorrenza. Gli inserimenti in traiettoria sono sinceri e non richiedono particolare impegno fisico. Una lode va alle coperture della Metzeler che hanno mostrato un’ottima tenuta, anche sul bagnato, senza nessun cedimento di grip improvviso, contribuendo alla tranquillità di guida. Dal canto loro le sospensioni sono state tarate con un buon bilanciamento che mostra i limiti solo sugli asfalti più “rotti” come il classico pavé, ma altrimenti il comfort offerto è adeguato alla tipologia di moto rappresentata dalla Bellagio.

Non bisogna spingersi, anche se il motore lo consente, a elevate velocità e nella guida sportiva perché si tende a disturbare l’ottimo equilibrio che fa della custom-naked di Mandello un mezzo veramente appetibile per l’uso quotidiano. Il propulsore si inserisce perfettamente nel contesto, garantendo doti di coppia sempre disponibili e un‘erogazione progressiva e lineare sin dai bassi giri (anche se non visibili perché manca lo strumento) oltre a un modesto allungo. Per godersi la Bellagio è sufficiente inserire la terza o la quarta e dosare il gas, al resto penserà l’infaticabile bicilindrico. Forse fin troppo esuberante, ma sempre gestibile, l’impianto frenante non sente mai la fatica di rallentare i due quintali della Bellagio e anche il posteriore contribuisce all’azione dell’anteriore, senza facili bloccaggi
Fonte: Tgcom
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