Mag 20 2008
Il Maradona di Kusturica che in coma parlò con Dio

A Cannes il film del regista serbo sul Pibe de Oro. Che nella pellicola attacca i politici, Pelè, Matarrese ma anche se stesso: “Sono un drogato”. E racconta le sue crisi: “Ero morto, ma il Signore lassù mi disse: ‘Ancora no, devi continuare a lottare’
CANNES, 20 maggio 2008 - Maradona è meglio di Pelè, almeno nei film. E’ quello che emerge dalla presentazione fuori concorso a Cannes di “Maradona by Kusturica”( nelle sale dal 30 maggio) del regista serbo Emir Kusturica, già vincitore di due Palme d’Oro ( “Papà è in viaggio d’affari” e “Underground”) che negli ultimi anni si è dedicato a lungo al Pibe de Oro,che a O’Rey contende il titolo del più grande calciatore all time. Così come per “Tyson” , docufilm-rivelazione in concorso nato dall’incontro tra il regista Toback e Iron Mike nel periodo della sua riabilitazione, analogamente il documentario girato da Kusturica “con occhio discreto” anche nel corso della “rehab” cubana dell’argentino è altrettanto illuminante sulla complessa figura di un altro grande dello sport.
EL PIBE E TYSON - Non è un caso che più volte i due campioni abbiano dichiarato reciproca stima per le rispettive vite spericolate e siano sostenitori del regime di Cuba e Fidel Castro, che Maradona porta tatuato. Non è il primo film su un calciatore visto a Cannes, c’è un forte legame col neorealista “Linea di Passaggio” di Walter Salles, tra i favoriti alla Palma, storia di quattro fratelli che crescono tra i pericoli di San Paolo ( Brasile). Uno di loro, Dario, è una speranza del calcio brasiliano ( uno dei due milioni di ragazzi tra i 15 e i 18 che sperano di farcela a diventare professionista) seguito allo stadio dalla madre incinta che sulla traiettoria del pallone cerca di evadere dalla durezza della sua vita e dei propri figli. Che poi è la storia speculare, nel contesto dell’Argentina degli anni Sessanta, di Diego Armando, su cui non indugia Kusturica privilegiando il documentario al biopic. Oltre a immagini di repertorio al ritmo di musiche originali di Manu Chao ci sono i passi delle interviste dove prende di mira i politici dello sport come Antonio Matarrese per l’edizione italiana dei mondiali (‘90) ” perché il presidente della Federazione italiana, aveva già concordato la finale: Germania e Italia.” Come pure i politici del suo Paese che “si arricchiscono e non danno niente al popolo. Mi hanno chiesto tante volte di entrare in politica ma ho rifiutato perché non riesco a derubare la gente”.

LA VERA MANO DI DIO - Non fa sconti a nessuno neppure a se stesso autodefinendosi un drogato.” Non sono morto perché…lui, lassù non ha voluto, ma ero morto. Era come se avessi dei globuli neri di sangue che non mi facevano aprire gli occhi. Era una brutta sensazione. Ero in coma. Ero morto. Il Signore lassù mi disse ancora no. Ancora no. Devi continuare a lottare.” Stavolta è la vera “mano di Dio”( anche titolo del film di Marco Risi) che interviene per modificare una storia dall’ epilogo drammatico. E’ la nuova rinascita dopo una lunga fuga dalla vittoria, quella per la vittoria l’ha lasciata a Pelè nel film con Huston.
LA POLEMICA CON PELE’ - “Pelè non ha la dignità per parlare di me”. Diego non è uno che le manda a dire, peggio ancora se c’è Pelè di mezzo. Nelle scorse settimane O’ Rei ha dichiarato che, vista la sua dipendenza dalla droga, l’ex Pibe de Oro dovrebbe restituire tutto quello che ha vinto nel calcio così come succede con gli atleti che risultano positivi ai controlli antidoping. Parole che Maradona non ha certo gradito. “Mi dispiace per lui - ha commentato -. Se non avessi fatto le cose che ho fatto nella mia vita non sarei secondo a nessuno. Avevo promesso alle mie figlie che non avrei mai più parlato di Pelè ma è più forte di me. Quando lui parla, parla trattando, ma l’affetto delle persone non si tratta. Dovrebbe stare più vicino ai giocatori che non a Blatter o Havelange”. El Diez si pone in netta antitesi con Pelè e ringrazia Kusturica “che mi ha dato il rispetto di cui tutti noi esseri umani abbiamo bisogno. Quello che voglio dire attraverso questa pellicola è che anch’io posso parlare, che anch’io posso essere la voce della gente. Ho vissuto momenti molto duri ma ora sono qui, posso raccontarlo e posso vivere in maniera diversa”. Poi una battuta su Julia Roberts, incrociata a Cannes: “Sono un suo grande ammiratore, mi piacerebbe poter camminare dietro di lei, mi taglierei la mano per questo. Anche quella con cui ho segnato all’Inghilterra”. Per la “Pretty Woman” non c’è “Mano de Dios” che tenga.
fonte: gazzetta.it
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