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Mag 24 2008

Gilles Villeneuve

Published by aston at 20:11 under Chicche, F1, aston, biografie, motori


“Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere”. Gilles Villeneuve

Pilota di Formula 1, nato il 18 febbraio 1950 a Chambly, nel Québec, in Canada, e morto l’8 maggio 1982 a Lovanio, in Belgio.
Nasce intorno alle 6 del mattino nell’ospedale di Saint Jean Sur Richeleieu vicino a Chambly, una cittadina del Québec dove si erano trasferiti i genitori, Seville e Georgette, dopo il loro matrimonio nel 1974. Tre anni dopo nasce il fratello Jacques. Alle elementari, che frequenta dal 1955, non brilla per lo studio ma per la tenacia con la quale affronta ogni sfida che gli si pari davanti. Da piccolissimo, impara ad andare in bicicletta senza rotelle, dando da subito prova del suo coraggio. Quando ha solo otto anni, nel 1958, la famiglia si trasferisce da Chambly alla cittadina di Bertherville, che si trova a 70 chilometri da Montreal, in una fattoria. Quando ha nove anni, suo padre acquista un nuovo furgone Volkswagen. Durante un viaggio di ritorno verso casa, in una giornata particolarmente tranquilla, Seville permette a Gilles di guidare. Due anni dopo il padre gli fa guidare lo stesso furgone nel cortile della fattoria. Riesce persino a costruire un mezzo molto particolare con pezzi di una falciatrice, e a rimettere a nuovo una vecchissima Mga per poterla guidare nelle stradine abbandonate. Qualche anno prima di prendere la patente Gilles prende di nascosto la Pontiac del padre e, in una folle corsa, va a sbattere e la distrugge senza farsi un graffio. Nel 1966, a sedici anni, finisce la scuola e prende la patente. Mentre va a trovare una fidanzatina dell’epoca, ha un altro incidente dal quale esce con 80 punti alla testa. Acquista una Skoda e colleziona una serie infinita di multe per eccesso di velocità, oltre a diventare un esperto di guida tra i coni nei parcheggi dei supermercati.

Grazie a un appuntamento al buio, conosce Joann Barthe, una ragazza franco-canadese come Gille,s ma che aveva vissuto per un periodo nel Connecticut. Sempre più appassionato di motori e di corsa, Gilles inizia a frequentare l’ambiente delle gare di accelerazione, che però ritiene monotone. Comincia così il suo interesse per l’ambiente delle gare europee di Formula 1, delle macchine potenti e delle velocità altissime. Intanto lavora prima nel piccolo negozio di abbigliamento dei genitori, e poi con un suo zio per trasportare la ghiaia con il camion. Nello stesso periodo in Québec nasce e si diffonde la moda delle motoslitte, utili per spostarsi in luoghi dove la temperatura scende d’inverno sotto i 30 gradi e la neve supera il metro e mezzo. Ma soprattutto nasce la moda delle corse con le motoslitte, alle quali Gilles partecipa con entusiasmo e vince. Diventa esperto e molto bravo nel tenere in piedi un mezzo che supera i 140 chilometri orari sul ghiaccio. Quando compie diciotto anni, nel 1968, un amico di famiglia gli regala una motoslitta Skiroule elaborata per correre, con la quale vince, tra il 1969 e il ’70, molte gare. Tanto da essere assunto come pilota-meccanico nel team della ditta. Il 17 ottobre del 1970 Gilles sposa Joann, incinta di qualche mese. A causa di contrasti, lascia la Skiroule e passa alla Motoski, che gli permette di gareggiare negli Stati Uniti e gli dà uno stipendio con il quale mantenere la famiglia. Nei primi mesi del 1971 diventa campione del Québec e campione del mondo per la categoria 440 cc. nello stato di New York. Qualche tempo dopo nasce Jacques, il 9 aprile del 1971. Per poter partecipare alle gare e avere un tetto sotto il quale dormire, Gilles rimette a posto un vecchio scuolabus giallo. Diventa nuovamente campione del Québec nel 1971-72 con le motoslitte Alouette, vincendo dieci gare su quattordici. Ormai è un nome famoso nell’ambiente, e gli organizzatori lo richiedono ovunque. Il 26 luglio del 1973 nasce la seconda figlia, Melanie.

Il passaggio alle automobili avviene per caso. Con la famiglia cresciuta, ha bisogno di più soldi e quindi di più gare. Ma quando non c’è neve, non si corre con la motoslitta. Un tecnico francese gli suggerisce di iscriversi alla scuola di guida di Jim Russel a Mont Tremblant per ottenere la licenza. Che si procura senza nessuna difficoltà, perché molto a suo agio alla guida di una vettura da corsa. Dopo quest’esperienza, grazie all’aiuto di un amico, partecipa alla Formula Ford, e si aggiudica il titolo vincendo sette gare su dieci. Continua a vincere, e brevetta anche un sistema ammortizzatore per motoslitta Alouette detto “Villeneuve”. In questo periodo ha problemi di debiti, ma testardamente decide di continuare a partecipare alle gare anche fuori dal Canada. Grazie all’interessamento e all’aiuto di Kris Harrison, proprietario di un negozio di accessori per auto, Gilles partecipa alla Formula Atlantic. La ditta gli fornisce due telai e alcuni motori, ma anche il pilota deve partecipare con una grande cifra, circa 55mila dollari. Deciso come al solito, vende la casa e trasferisce tutta la famiglia su una roulotte. Durante la prima gara, sul circuito di Westwood vicino Vancouver, Gilles si piazza terzo posto su venti concorrenti. Da quella gara in poi, però, non vince nulla, e va sempre peggio. Durante una gara, in un incidente si rompe la gamba sinistra. Dopo un periodo forzato di riposo, tante sconfitte e tanti debiti riprende le gare sulle motoslitte.

Nel 1975 corre di nuovo con la Ecurie Canada di Kris Harrison, e trova i soldi grazie alla Skiroule, per la quale corre a patto che le sponsorizzi le gare automobilistiche. Lentamente, risale la china, fino alla grande vittoria riportata sotto la pioggia a Gimli. Sulla neve, un trionfo totale: trentadue vittorie su trentasei gare. Cominciano ad arrivare le offerte da vari team, che risolvono almeno il problema economico. Gilles compra un motorhome, così la famiglia può seguirlo confortevolmente. In cerca di una squadra che lo voglia come primo pilota, firma il contratto con la Ecurie per la Formula Atlantic nel 1976, dove lavora l’inglese Ray Wardell, un tecnico molto esperto che in precedenza aveva collaborato con Niki Lauda e Ronnie Peterson. In quell’anno lascia definitivamente le corse in motoslitta. Grazie all’aiuto di Wardell, Villeneuve prende sempre maggiore confidenza con la vettura e con i circuiti. Ad aprile arriva la prima corsa sul circuito di Road Atlanta e vince. Si ripete a Laguna Seca, in California, e nella seconda gara californiana sul circuito di Ontario. La sua fama è talmente diffusa da raggiungere le orecchie di Ron Dennis, che lo invita a pilotare una March di Formula 2 in un circuito francese. Si qualifica decimo, ma durante la gara è costretto a ritirarsi per problemi al motore.

Nonostante i successi nella Formula Atlantic, la scuderia Ecurie Canada ha grossi problemi di denaro. Fortunatamente, l’americano John Lane decide di puntare su Gilles, affascinato dal suo carattere, e i due diventano molto amici sebbene con caratteri molto diversi. Con i soldi dell’amico, Gilles e la sua scuderia riescono a partecipare alla gara successiva, ma nonostante l’ottima prova del pilota, la Skirouledichiara fallimento, interrompendo così l’attività. In un mese dalla gara di Halifax, Gilles riesce a convincere un imprenditore, Gaston Parent, che rimane conquistato dall’onesta, dalla timidezza e dalla fermezza di quel piccolo pilota franco-canadese. L’uomo fornisce i 5 mila dollari necessari e Gilles torna in pista con una vettura bianca con su il giglio del Québec. GIlles vince e Parent decide di sponsorizzare tutto il campionato. A metà settembre Villeneuve diventa campione di Formula Atlantic. Fuori competizione, a Trois-Rivières, Gilles partecipa al “Grand Prix” Molson, il più importante appuntamento automobilistico di tutto il Québec, cui partecipano anche grandi nomi della Formula. Ci sono James Hunt, Alan Jones, Vittorio Brambilla, Patrick Tambay e Patrick Depallier. A Gilles viene chiesto di fare da compagno di scuderia di Hunt con una March. Senza problemi con una vettura che conosce, Gilles parte in pole e vince la gara quasi in solitaria, davanti a tutti, tra la gioia degli organizzatori e del pubblico. La notizia del piccolo canadese passa sui giornali specializzati, anche grazie al racconto che ne fanno i piloti presenti. Al responsabile Marlboro, sponsor ufficiale della Mc-Laren, Hunt dice: “Io sono stato appena sconfitto da questo Villeneuve. È davvero straordinario, faresti bene ad ingaggiarlo”.

Dopo un incontro con il patron della scuderia Mc-Laren, Teddy Mayer, Gilles ha finalmente un ingaggio con la squadra per il 1977 per cinque gare in Formula 1 e altre in Formula 2. Inizia in Sud Africa con la Formula Atlantic, ma si ritira. Ci riprova, ma non ha più al suo fianco Ray Wardell. E qui incontra un altro giovane promettente finlandese, Keke Rosberg, con il quale duella lungo tutta la pista, per poi finire secondo con il giro più veloce. Nelle gare successive il duello tra i due si ripropone, e il pubblico impazzisce per la spettacolarità delle loro guide. Nonostante la rivalità sulla pista, i Gilles e Keke diventano presto amici. E il finlandese vince la Formula Atlantic solo perché il franco-canadese passa alla Formula 1 per il Gran Premio d’Inghilterra. Prima, però, il suo manager gli propone di correre la Canadian-American Challenge Cup Series, massimo esempio di corse di velocità nel Nord America. Con una Dallara Chevrolet WD1 ed il team a sua completa disposizione, Gilles si qualifica quarto ma, in gara, è costretto al ritiro per problemi ai freni. Riprova, ma finisce solo un circuito, quello di Elkhart Lake, dove parte in pole position, ma arriva al terzo posto. Intanto arriva l’agognato battesimo in Formula 1 nel luglio 1977 a Silverstone. Gilles arriva e familiarizza con il circuito, sbandando ad ogni curva per capire i limiti della vettura. Visto l’alto numero di debuttanti per quella gara, gli organizzatori decidono di farli correre in una pre-qualifica: solo i primi cinque si possono unire ai piloti professionisti. Gilles si classifica primo, davanti a Tambay.

La sua guida spericolata e piena di controsterzi attrae l’attenzione del pubblico, e al termine delle prove Gilles è nono, davanti a Ronnie Peterson su Tyrrel, Carlos Reutemann su Ferrari e Jochen Mass sull’altra Mc-Laren ufficiale. In gara Villeneuve si mette in settima posizione, ma per un problema di ebollizione dell’acqua si ferma ai box, e prima che i meccanici capiscano il guasto, perde due giri. Alla fine, si classifica undicesimo, ma fa segnare il quinto miglior tempo. Per i giornalisti è favoloso, e vince il trofeo “Pilota del giorno”. Tornato in Canada, partecipa alla Formula Atlantic. Ma Teddy Mayer gli comunica che non avrebbe rinnovato il contratto per l’anno successivo. Sconfortato, Gilles torna a Berthierville, dove riceve la telefonata che cambia la sua vita. Risponde Joann: “È per te. Da lontano. Qualcuno che parla inglese con un accento straniero, credo”. “Un momento per favore, è la Ferrari” si sente dall’altro capo del filo. Una persona, che si qualifica come collaboratore di Enzo Ferrari, gli chiede se è interessato a correre per loro. Il 29 agosto Villeneuve arriva in Italia, dove incontra il Drake. Al quale spiega di essere legato per il 1977 alla Mc-Laren da una opzione. L’esperto Ferrari si occupa di tutto. Seguono altri incontri, che culminano nelle prove a Fiorano.

Le prime prove non vanno benissimo, ma il giorno successivo i tempi cominciano ad abbassarsi. Tornato a casa, aspetta con ansia la telefonata. Che arriva da Enzo Ferrari in persona. “Sei pronto a firmare il contratto con noi?” - “Certo!” è la risposta Gilles. Il 21 settembre Villeneuve firma con la Ferrari per disputare gli ultimi due Gran premi del campionato, al posto di Niki Lauda, passato alla Brabham-Alfa in vista del 1978. La prima gara con la Rossa Gilles la disputa in Canada, e arriva dodicesimo. Al Gran Premio del Giappone, durante un sorpasso, urta la vettura di Peterson e vola fuori pista, uccidendo due persone e ferendone dieci. La Ferrari, nonostante le critiche, lo conferma per la stagione successiva a fianco di Carlos Reutemann. Ha altri incidenti, e si prende il soprannome di “Aviatore” per il suo modo di guidare. Vince a Montréal nell’ultimo appuntamento della stagione, di fronte al pubblico in delirio l’8 ottobre del 1978.

Per l’anno successivo il suo compagno di scuderia è Jody Scheckter. Vince a Kyalami e a Long Beach, nell’anno in cui esplode la Febbre Villeneuve. Memorabili il giro su tre ruote a Zandvoort e il duello con Renè Arnoux a Digione. A Monza Scheckter vince la gara e il titolo mondiale, con Gilles in seconda posizione. A Watkins Glen arriva anche il terzo successo per Villeneuve. Ma il 1980 è forse l’anno più disastroso nella storia del Cavallino. La macchina, 312 T5, è vecchia, e con essa Gilles non arriva oltre il quinto posto. Addirittura Scheckter ottiene solo due punti e decide il ritiro dalle corse. Con il 1981 arriva un nuovo compagno di squadra, Didier Pironi, e una nuova vettura, la 126 CK a motore turbo. Gilles vince a Montecarlo, superando di forza Alan Jones, e in Spagna, al Jarama, arrivano i suoi ultimi successi. Il resto della stagione si presenta difficile, con molti ritiri e poche soddisfazioni. Ma ormai la sua popolarità è alle stelle: il pubblico lo ama per lo spirito combattente e le sue folli imprese. Tra le quali si annovera la corsa contro un F104 all’aeroporto di Istriana, nel novembre 1981, che Gilles vince. L’anno successivo, il 1982, sembra essere quello della rimonta, l’anno magico. La macchina è competitiva, e Gilles si piazza bene a Long Beach – poi squalificato per doppio alettone posteriore -. Arriva il Gran Premio di Imola. Le Ferrari dominano la corsa, alla quale non partecipano le vetture inglesi. Tra i sorpassi, Gilles e Didier arrivano alla fine, quando il canadese legge il cartello “Slow”. Ma Didier non si ferma, lo sorpassa e vince la gara. Questo evento incrina definitivamente i rapporti tra i due.

Arriva l’8 maggio del 1982, prove del Gran Premio del Belgio a Zolder. Pochi minuti prima delle due del pomeriggio, Gilles esce dai box per il giro lanciato. Poco prima, Pironi ha stabilito un tempo migliore del suo di 0.1 secondi. Durante l’uscita, la sua vettura urta contro le ruote posteriori della March guidata da Mass, a velocità ridotta. Secondo le ricostruzioni, entrambi i piloti avrebbero male interpretato la direzione che l’altro stava per prendere e si sarebbero urtati. La Ferrari si impenna e si capotta per circa 200 metri. Il corpo di Gilles è sbalzato fuori dall’abitacolo senza il casco e sbatte contro uno dei paletti della rete di protezione. Tra i primi soccorsi, arriva proprio March, insieme agli altri piloti che stanno completando le prove. Immediatamente, tutti capiscono la gravità dell’incidente, tanto che René Arnoux torna ai box in lacrime. Dall’ospedale della vicina Lovanio arriva il responso: fratture alle vertebre cervicali, lesioni irreversibili. Muore quella sera senza alle 21.12 più riprendere conoscenza. “Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco” era solito dire. Dal suo esordio in Formula 1 in Gran Bretagna nel 1977, su 67 gare disputate ne vince solo 6. La prima è in Canada, di fronte al suo pubblico, sul circuito cittadino di Montréal. Conquista solo due pole position, ma nonostante questo è e rimane uno dei più grandi e più amati piloti che la Formula 1 ricordi. Salut Gilles.

Hanno detto di lui:

“Venne da me e mi disse: Ho venduto la casa per comprare una macchina. Pensai che forse era impazzito” (Joanna Barthe Villeneuve)

“Gilles non ha davvero paura. Guida sempre molto forte, al massimo.qualunque cosa guidi, lo fa sempre andare al massimo” (Seville Villeneuve)
“Quell’uomo è un pericolo pubblico” (Ronnie Peterson)

“Gilles ha la rabbia di vincere, più di qualsiasi altro pilota” (Mauro Forghieri)

“Peccato solo che Gilles sia così forte, il pilota più veloce che ci sia attualmente in Formula uno! Ha commesso delle piccole ingenuità ad inizio campionato che gli hanno forse precluso la corsa al titolo ma debbo molto a lui, in quanto essendo un pilota veloce, ha contribuito moltissimo a far diventare la Ferrari più competitiva e quindi mi ha permesso di vincere il campionato del mondo” (Jody Schecketer)

“E’ un po’ matto ma sicuramente è anche un fenomeno” (Nelson Piquet)

“Gilles Villeneuve mi è sempre piaciuto. Mi piaceva tutto di lui, anche se non condividevo i rischi che era solito correre. Era il tipo più pazzo che io abbia mai incontrato in Formula Uno” (Niki Lauda)

“Non c’è alcun dubbio, Gilles era straordinariamente coraggioso. Era il più gran bastardo contro cui si potesse correre e che io abbia mai conosciuto, ma era assolutamente leale. Un pilota grandissimo” (Keke Rosberg)

“Ci ha lasciato per motivi ancora incomprensibili. Il destino ci ha privato di un grande campione, un campione al quale ho voluto molto bene. Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro, vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve” (Enzo Ferrari)

“Rimarrà nella famiglia dei veri grandi piloti della storia delle corse. Gilles Villeneuve non correva per finire la gara. Non correva per i punti. Lui correva per vincere. Era piccolo di statura, ma era un gigante” (J. M. Fangio)

“Gilles è stato l’ultimo grande pilota. Il resto di noi è solo un gruppo di buoni professionisti” (Alain Prost)

“Non potremo dimenticarlo, perché stiamo parlando di una ferita che non si rimarginerà mai del tutto. Nessuno potrà riempire il vuoto lasciato da lui” (Patrick Tambay)

“La maggioranza della gente sostiene che mio padre fosse matto ed io ne sono felicissimo!” (Jaques Villeneuve)

“Gilles Villeneuve è stato un grande pilota, una grande personalità. Credo che la Formula 1 moderna avrebbe ancora bisogno di figure come la sua.” (Bernie Ecclestone)

“Aveva del talento, era un giovane veramente in gamba, disposto a incredibili sacrifici se qualcuno gli avesse dato una macchina valida. Gilles fu senz’altro una delle principali ragioni per cui decisi di trasferirmi alla Ecurie Canada” (Ray Wardell)

“Con Villeneuve non c’era bisogno di contratti. Contrariamente alla maggior parte delle persone, aveva una parola sola. I suoi sentimenti autentici erano sempre evidenti. E’ stata una delle persone più oneste che abbia incontrato in tutta la mia vita” (Gaston Parent)
fonte:fondazioneitaliani.it

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Bux.to

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