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Ott 08 2007

Ktm 690 SM

Published by mrcbr at 16:16 under Chicche, Moto, Mr.Cbr, News

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Una motard che è spunto d’innovazioneFinalmente è successo: qualcuno ha creato una motard senza derivarla da una enduro. Anzi, nel caso della KTM 690 SM, si tratta della prima applicazione di un nuovo propulsore, che in futuro troverà posto all’interno di moto destinate a calcare strade sterrate. In questo caso, sin dal foglio bianco è l’asfalto a dettare le linee guida progettuali (tutto è nuovo, dal telaio a traliccio alle sospensioni, ai freni, ai cerchi), con il risultato di un mezzo che si trova perfettamente a proprio agio nei confronti della concorrenza, anzi fa mostra di un piglio molto deciso e sicuro di sé, con pochi difetti evidenti e un “fattore divertimento” molto elevato. Attenzione, la cilindrata non è di 690 cc come il nome potrebbe far pensare (scelta dettata da motivi di marketing e di coerenza con le varie 990 di Casa KTM), ma un più classico 650. Le rivali rispondono ai nomi di Yamaha XT 660 X, Husqvarna SM 610, BMW X-Moto, Aprilia Pegaso Strada: il fenomeno motard è entrato nella piena maturità e la competizione è sempre più accesa.

ktm4.jpgDella KTM 690 SM esistono due versioni: noi abbiamo provato la “base”, che costa 8.380 Euro e presenta una dotazione di serie di tutto rispetto. Spendendo 8.780 Euro ci sono in aggiunta i cerchi in lega a cinque razze, pompa freni e frizione radiali, sospensione anteriore regolabile anche in compressione. Linee tese e spigoli vivi ovunque: anche la SM 690 si presenta coerente con lo styling della Casa austriaca, personale e aggressivo tipo “prendere o lasciare”. Caratteristico il frontale, con il “becco” molto inclinato e tutt’uno con la mascherina portafaro: ha anche una funzione di stabilità e protezione del pilota alle alte velocità. Farà discutere anche l’impianto di scarico, con i due “cannoni” sparati verso l’alto. Se da una parte richiamano quelli delle moto che vincono la Dakar, dall’altra ha permesso di ricavare la volumetria necessaria per far respirare al meglio questo monocilindrico. La personalità estetica è tanta, il codino è un gioiello di pulizia e di compattezza e le fiancate vivono del contrasto tra il bel telaio a traliccio e le plastiche ad andamento diagonale. Bello anche il colpo d’occhio del cruscotto, con il contagiri e il display integrati in un compatto cockpit dal design moderno e molto leggibile.ktm1.jpgLa SM 690 trasmette sensazione di qualità, è ben assemblata, ben verniciata, non ha cavi in giro e anche sollevando la sella la pulizia è notevole. La posizione di guida è corretta, braccia larghe e manubrio distante il giusto, pedane ben posizionate e arretrate quel tanto che permette di spingerci sopra all’occorrenza. Da sottolineare il rivestimento in gomma delle pedane, asportabile se serve (per esempio quando si utilizzano gli stivali da motard). La sella posta a 875 mm da terra ha una conformazione ottima e non è neanche eccessivamente dura. Buona l’accoglienza per il passeggero, con una discreta porzione di sella, due maniglioni a cui aggrapparsi e pedane rivestite in gomma ben posizionate.Il nuovo propulsore LC4 è il primo monocilindrico della casa austriaca dotato di iniezione elettronica e rispetto al predecessore,ktm2.jpg oltre a perdere tre chili di peso, risulta anche più compatto nelle dimensioni. Monoalbero in testa, 4 valvole con contralbero per limitare le vibrazioni, tallone di Achille delle moto monocilindriche, il propulsore austriaco si pone al top della categoria per potenza e prestazioni: 47 kW (60 CV), 65 Nm per 152 kg a secco, 186 km/h. Tutti i componenti interni sono nuovi, il cambio guadagna una marcia (da 5 a 6) e per la prima volta su un monocilindrico stradale compare la frizione antisaltellamento (la APTC della Adler) che non solo rende possibile la guida in derapata che tanto piace ai motardisti, ma rende la leva della frizione leggerissima da tirare. Il telaio a traliccio in cromo molibdeno (dal peso di soli 9,5 kg) utilizza come parte stressata anche il propulsore, migliorando così sia la rigidità che la resistenza alla torsione, senza che il peso sia aumentato rispetto al modello precedente. Molto particolare il forcellone posteriore pressofuso in alluminio e del tutto inedito anche il leveraggio progressivo della sospensione. La forcella marchiata WP ha steli da 48 mm, con una corsa di 210 mm. Al top l’impianto frenante, con le pinze radiali a quattro pistoncini Brembo che lavorano su di un disco flottante da 320 mm. Dietro troviamo un disco da 240 mm con pinza flottante a singolo pistoncino.ktm3.jpgI tecnici austriaci ci avevano avvisato: protagonista è il motore, che nelle loro intenzioni non dovrebbe far rimpiangere un bicilindrico. Effettivamente, al minimo, il mono gira silenzioso come il più tranquillo dei motori, ma la rapidità a prendere i giri in folle manifesta subito il suo carattere. Cavalli ne ha e si sentono ma quello che colpisce è il range di erogazione utile, insolitamente ampio per un motore con questa architettura. Elastico ai bassi regimi, non fa una piega anche arrivando nei pressi della zona rossa posta in prossimità degli 8.000 giri. Tutto con vibrazioni contenutissime, che si fanno sentire davvero solo una volta superata quota 6.000. I percorsi misti sono naturalmente il suo pane, ma anche sul veloce dove normalmente i mono pagano lo scotto di una cavalleria non eccelsa, o nella guida in coppia la SM non fa davvero rimpiangere frazionamenti superiori. Ha cavalli, coppia e allungo più che sufficienti per divertirsi come matti dappertutto, anche in un kartodromo, con l’unico limite di una posizione di guida un po’ troppo stradale quando si vuole guidare tra i cordoli. Assecondata da un cambio ottimo per spaziatura e azionamento, la KTM 690 SM scivola tra le curve con una rapidità che può anche sorprendere. E il merito va attribuito non solo al motore ma anche alla ciclistica. Ottimi i freni, ottima la frizione anti-saltellamento ed eccellente l’assetto, che assicura maneggevolezza sullo stretto ma anche stabilità sul veloce.

Fonte: Internet

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Bux.to

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